Appena in tempo ho rispettato la scadenza! muahahahah!
“Rocca Merletta, piccolo centro
toscano, è la meta ideale per chiunque voglia godersi un piacevole
soggiorno nella salubre aria di campagna, senza perdersi il fascino
di un luogo imbevuto di storia. Il paesino, abbarbicato su di un
monte, è stato costruito nel 1253, per volontà del Conte Rasponi,
il signore di quelle terre. La leggenda vuole che al conte Rasponi
sia da attribuire la paternità della chitarra, strumento che
presentò a corte e che stregò sua maestà a tal punto da fruttare a
Rasponi il titolo nobiliare e le terre attorno a Rocca Merletta.
Infatti sulla cima del monte sorge la rocca,da cui il paese prende
il nome, una costruzione in roccia tufacea che nel corso del tempo è
stata erosa dalle intemperie che l'hanno modellata trasformandola in
una sorta di gigantesco merletto di pietra Per secoli è stata la
residenza della famiglia Rasponi, fino alla fatidica data del 23
luglio 1544, quando l'allora conte Felberto Rasponi, fu trovato morto
nella sua stanza da letto con un'espressione di gioia sul volto. Non
vi era alcun segno di effrazione, solo un forte aroma di pepe che
permeava l'aria. Il delitto non fu mai risolto e ancora oggi numerosi
turisti si fermano ad osservare la rocca e in paese è una delle
storie preferite da raccontare davanti al camino. Rocca Merletta è
inoltre famosa per le sue salsicce secche, che vi consigliamo di
assaggiare.”
Nonna
Teodonia scorse rapidamente la descrizione di Rocca Merletta scritta
sulla guida di un giovanotto, che era completamente nascosto dal
giornale che stava leggendo. Con una manovra da commando la vecchina
si era portata alle sue spalle, sottraendogli abilmente il libro che
aveva appoggiato sul tavolino e che ora osservava interdetta. Gli
occhi acuti di Nonna Teodonia avevano individuato da tempo il
ragazzo, che portava scritto sulla fronte la parola “turista”.
Infatti, appena arrivato al bar della piazza, di cui la nonna era
cliente fissa (beveva un bicchierino di rosolio ogni due ore circa),
invece di dirigersi al bancone per ordinare si era accomodato al
tavolino aspettando di essere servito. Dopo i primi dieci minuti di
stoica attesa, il giovane aveva iniziato ad allungare il collo
cercando di attirare l'attenzione del barista, che senza fare una
piega aveva continuato a sistemare le bottiglie dietro al bancone. In
effetti, nulla avrebbe potuto schiodare il barista dalla sua
occupazione: non a caso in paese l'avevano soprannominato Mulo, per
la sua cocciutaggine e per la forza dei suoi calci. Mai Mulo aveva
servito al tavolo qualcuno e mai l'avrebbe fatto. Sempre più
spazientito, il povero e ignaro giovane continuava a sperticarsi
chiedendo un menu, mentre nonna Teodonia lo osservava con un misto di
divertimento e ammirazione, visto che ben pochi avrebbero mai osato
sfidare Mulo in quel modo. Ad un certo punto il turista aveva deciso
di provare ad ignorare il barista, così come il barista ignorava
lui, svanendo dietro il giornale. Era stato in quel momento che la
nonna gli aveva rubato la guida. Probabilmente il ragazzo non avrebbe
mai mostrato una tale ostinazione se avesse saputo con chi aveva a
che fare, tuttavia l'espressione decisa del giovanotto convinse la
nonna che meritava un premio prima di essere steso da un calcio di
Mulo.
Afferrò
una sedia e si sedette, sbattendo la guida del giovane sul tavolo. Il
turista, trasalendo, sbucò da dietro il giornale per trovarsi faccia
a faccia con nonna Teodonia, che senza perder tempo disse:
“La
tua guida è incompleta, giovanotto, fossi in te mi farei ridare i
soldi. Chiunque l'abbia scritta ha dimenticato la parte migliore
della storia!- Al ragazzo non fu lasciato neppure il tempo di fiatare
che la nonna riattaccò a parlare:
“Considerati
fortunato che ci sia io a colmare le tue enormi lacune, figliolo! È
arrivato il momento di posare in terra quel giornale e la dose di
presente che porta con sé perchè sto per iniziare a raccontare!”
Lanciò al giovane il tipico sguardo da
“sarò-anziana-ma-non-mettermi-alla-prova” e lui mise
obbedientemente sul tavolo il giornale, incrociando le braccia sul
tavolo in silenzio.
“Dunque”
nonna Teodonia si schiarì la voce e iniziò a parlare:
“Pare
che il 1544 fosse stato un anno molto freddo, anche se ai fini della
nostra storia è irrilevante. Ciò che conta è che Rocca Merletta
era governata dal conte Felberto Rasponi, ottimo nobile e pessima
persona. Ormai da cinque anni governava incontrastato, dopo essere
succeduto a suo padre, che era morto in un incidente di caccia,
durante una battuta a cui il figlio non aveva partecipato, ma in sua
vece aveva inviato un abile cacciatore per dare una mano all'anziano
genitore. Nessuno sa spiegarsi come mai il cacciatore sia diventato
in seguito cavaliere, ma i pochi che videro la ferita di Rasponi
padre affermarono di aver visto una zampata di orso identica ad un
colpo di spada. Ma questa è un altra storia.
Sta di
fatto che in quanto conte, aveva il diritto di importunare i
cittadini di Rocca Merletta come meglio credeva, anche se fino al
mese di giugno del 1544 si era limitato ad opprimerli solo con tasse
e sporadiche impiccagioni. Tuttavia, capitò che nel mese di giugno,
il conte Felberto Rasponi decidesse di andare in serata a fare una
passeggiata per i vicoli di Rocca Merletta, godendosi l'aria
profumata di fiori, che erano stati piantati lungo tutte le tortuose
stradine del paese per ammortizzare il miasma dovuto ai pitali che
venivano svuotati dalle finestre. Quando il conte si trovò a passare
per Vicolo Torto, la stradina che sale dietro il campanile, quella
dove oggi sta il ferramenta, fu colpito in pieno dallo schizzo di uno
dei tanti vasi di merda, svuotato dall'edificio sotto cui stava.
Furente, il conte guardò in alto, pronto a proclamare pene terribili
per lo stolto che aveva osato tanto, ma si trovò incapace di
parlare, perso negli occhi blu di una ragazza tondetta che chiedeva
perdono. Felberto si limitò a farle un sorriso ebete e facendole
segno di non preoccuparsi si avviò fischiettando verso il palazzo.
Qualche ora dopo, sdraiato nel suo letto su di un materasso di piume
e con la borsa dell'acqua calda sui piedi, il conte si rese conto di
essere innamorato. Tuttavia giovanotto, come ben saprai l'amore di
questo genere di persone muta spesso in ossessione, specie se la loro
amata li rifiuta e così accadde, poiché la giovane in questione era
già promessa al figlio del macellaio e anche molto innamorata.
Il
conte le provò tutte, dalle promesse di amore eterno alle minacce
più oscure, ma la giovane non cedeva. Dopo due settimane di assiduo
corteggiamento da parte del conte e tentate violenze il figlio del
macellaio decise di non poter più sopportare un affronto simile:
conte o no doveva pagare. Il ragazzo non era una cima, ma si rivelò
abbastanza furbo da ordire un piano, di cui mise a parte la sua
futura sposa. Lei infatti, avrebbe dovuto fingere di accettare la
proposta di matrimonio del conte e al resto avrebbe pensato lui.
Infatti, la sua famiglia era a conoscenza di un'antica ricetta di
salsicce, dal sapore così intenso e incredibile, tanto da creare un
tripudio di sapore nella bocca di chi le mangiava, che tuttavia
faceva impazzire le papille gustative sovrastimolando a tal punto i
sensi da uccidere il povero assaggiatore. Dopo una preparazione quasi
alchemica il giovane riuscì a creare la terribile salsiccia
assassina e la nascose con cura aspettando il momento adatto.
Così,
mentre il conte era sempre più infatuato dalla sua bella, il giovane
macellaio riuscì a corrompere un servo, che nella notte del 23
luglio del 1544, servì al suo signore la salsiccia assieme ad una
ricca porzione di verdura. Volle il caso che quella sera il conte
avesse voluto cenare in camera da letto e fu così che nessuno vide
ciò che accadde fra quelle mura. E quella fu la fine di Felberto
Rasponi e i due giovani promessi si sposarono prima dell'autunno.
Inoltre, grazie alle loro doti combinate, pare che siano riusciti a
mitigare gli effetti della salsiccia mortale, creando la ricetta che
ancora oggi viene seguita per le famose salsicce secche di Rocca
Merletta.”
Nonna
Teodonia smise di parlare e guardò il giovane che la fissava a bocca
aperta.
Fece
per parlare, ma la nonna lo anticipò ancora una volta.
“Spero
che tu non stia per chiedermi se questa storia è vera, ragazzo!
Perchè se una storia è buona rimane tale a prescindere se è vera o
meno. Pensa piuttosto se ti è piaciuta, se ti ha aperto gli occhi.”
La
nonna si alzò e fece per allontanarsi e tornare al suo tavolo, ma
poi si girò nuovamente verso il ragazzo che guardava perplesso la
sua guida rigirandosela tra le mani. La nonna gli sorrise e aggiunse:
“Ricordati,
non si viaggia solo con la testa. Sei venuto qui per vedere, non
lasciare che una guida ti copra gli occhi.”
Il
turista poggiò il libro sul tavolo e annuì ricambiando il sorriso.
“Grazie.”
disse poi a nonna Teodonia.
Nonna
Teodonia ridacchiò sotto i baffi quando vide il giovane filarsela
rapidamente evitando per un soffio uno dei calci di Mulo. Era stata
una bella mattina.
Cami/Bradipo
amico anche stavolta ci siamo salvati le chiappe postando in tempo! la tua storia è interessante a bestia, vorrei troppo visitare villa merletta, adesso! anche se non mangio il salame. e poi la nonna Teodonia è adorabile. secondo me se le dai fastidio ti mangia la faccia, tipo la nonnina weatherwax :)
RispondiEliminaahahah ormai le scadenze sono andate tutte a quel paese! io devo ancora scrivere la mia, ma non ho né il tempo né l'ispirazione xD
RispondiEliminacomunque, tornado a nonna Teodonia, la storia è molto bella! E mi è piaciuto tantissimo quello che dice al ragazzo alla fine! :)